Storie di successo: giovani formati come camerieri di sala

Storie di successo: giovani formati come camerieri di sala

Concluso con successo il primo ciclo di formazione come camerieri di sala nell’ambito del Progetto OCUPAMOZ

Nell’ambito del Progetto OCUPAMOZ – Formazione Professionale e Sviluppo Imprenditoriale per un Mozambico più Prosperoso, si è concluso con successo il primo ciclo di formazione come cameriere di sala, realizzato dal partner MUVA.

Il Progetto OCUPAMOZ è finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e implementato dal CAM – Consorzio Associazioni con il Mozambico, in collaborazione con MUVA, Fondazione Aurora, Università Zambeze, Università di Coimbra, Associação Comercial da Beira, Sociedade Portuguesa de Inovação (SPI) e Delta Informática.

Nel corso di circa tre mesi, i giovani partecipanti hanno beneficiato di una formazione integrata, pensata per rafforzare le loro competenze tecniche e personali. Oltre ai contenuti specifici dell’ambito del servizio di sala, i partecipanti hanno preso parte anche a sessioni di crescita personale, informatica di base e inglese tecnico, acquisendo conoscenze importanti per la loro preparazione professionale e il futuro inserimento nel mercato del lavoro.

La formazione è iniziata a metà marzo 2026 e si è conclusa con la cerimonia di consegna degli attestati realizzata il 19 giugno 2026, segnando il completamento di una tappa importante nel percorso di apprendimento dei giovani beneficiari.

Più che una formazione tecnica, questa iniziativa ha cercato di contribuire allo sviluppo delle competenze, della fiducia e della capacità dei giovani di rispondere alle sfide del mondo del lavoro e cogliere nuove opportunità professionali.

Condividiamo di seguito i messaggi di ringraziamento e alcune testimonianze dei formandi, che riflettono l’impatto di questa esperienza sulle loro vite e sulle loro aspettative per il futuro.

Gruppo IAC - Portogallo luglio 2024

Messaggio di ringraziamento dei giovani formati come camerieri di sala

Eccellentissimi rappresentanti delle istituzioni partner, stimati familiari, distinti invitati, cari formatori e tutti i presenti.

Oggi concludiamo una tappa molto importante delle nostre vite: la conclusione del percorso formativo. Vogliamo ringraziare il Progetto OCUPAMOZ per l’opportunità di formarci professionalmente nell’ambito del servizio di sala e, allo stesso modo, i partner che camminano con noi mano nella mano, uniti dagli stessi propositi e obiettivi.

Avete aperto una porta che potrà trasformare il nostro futuro. La formazione che abbiamo ricevuto rappresenta molto più che conoscenza: rappresenta dignità, speranza e l’opportunità di costruire una vita migliore per noi e per le nostre famiglie.

Siamo profondamente grati per aver creduto in noi e per aver investito nella nostra crescita. Che Dio benedica il lavoro di tutti coloro che rendono possibile questa iniziativa e che il Progetto OCUPAMOZ continui a trasformare e illuminare vite, così come ha trasformato le nostre.

Questa conquista non è soltanto nostra. È anche di tutti coloro che hanno creduto in noi e ci hanno incoraggiato a non rinunciare mai ai nostri sogni: i nostri familiari, amici, colleghi, formatori e facilitatori, che sono sempre stati disponibili a insegnare, orientare e sostenerci con dedizione, pazienza e responsabilità.

Grazie mille per aver fatto parte di questo percorso. Che questo sia solo l’inizio di molte altre conquiste.

I diplomati del corso per camerieri di sala

Con il presente messaggio desidero esprimere il mio più profondo ringraziamento a MUVA e a OCUPAMOZ per l’opportunità di partecipare alla formazione per cameriere di sala.

Quando ho iniziato, mi sentivo piena di voglia di fare, ma con poca direzione. Non conoscevo le tecniche di servizio, avevo paura di parlare con i clienti e non immaginavo che servire ai tavoli fosse una professione così dignitosa e ricca di valore.

Durante la formazione, ogni lezione è stata una scoperta. Ho imparato la postura, l’etichetta, l’allestimento della tavola, i tipi di servizio, l’accoglienza del cliente e persino alcune frasi di base in inglese che fanno davvero la differenza. I formatori non hanno insegnato solo la tecnica: hanno insegnato ad avere orgoglio del nostro lavoro. MUVA ha portato la conoscenza e OCUPAMOZ ha offerto lo spazio per poter praticare, sbagliare, correggere e crescere.

Oggi esco diversa. Esco con un certificato in mano, ma soprattutto con fiducia nel cuore. So di poter entrare in un ristorante, un hotel o un evento e offrire un servizio di eccellenza. So che il mio lavoro alimenta sogni, non solo clienti.

Grazie per aver guardato noi giovani e aver visto il potenziale dove molti vedono solo difficoltà. Grazie per aver investito tempo, pazienza e amore in ciascuno di noi. Questa formazione non ha cambiato solo la mia vita professionale. Ha cambiato il modo in cui vedo me stessa.

Porterò MUVA e OCUPAMOZ con me in ogni vassoio che solleverò. Prometto di onorare tutto ciò che ho imparato.

Con immensa gratitudine e rispetto.

Marta da Antuira Machambule

Diplomata come cameriere di sala

Ho frequentato il corso per cameriere di sala nell’ambito del Progetto OCUPAMOZ per tre mesi. Durante questi tre mesi mi sono sentito molto bene nel far parte del progetto come beneficiario.

Sono stati tre mesi di tante belle esperienze vissute, ho conosciuto una nuova famiglia, fatta di colleghi e formatori. Persone molto buone e simpatiche.

Partecipare a questo corso è stata un’esperienza molto importante per me. Ho imparato nuove conoscenze, ho sviluppato le mie capacità e ho conosciuto persone che hanno contribuito alla mia crescita.

Sono molto grato al Progetto OCUPAMOZ per l’opportunità che mi hanno concesso e per aver fatto di me la persona che sono oggi.

Joaquim João Bandaze

Diplomato come cameriere di sala

Sono Francisca Abel Sumine, ho avuto l’onore di partecipare al corso per cameriere di sala promosso da OCUPAMOZ, che ha avuto inizio il 10 marzo 2026 e si è concluso il 19 giugno 2026.

Durante la formazione ho imparato molte cose e, soprattutto, a essere la Francisca che sono oggi, perché oggi ho un modo diverso di vedere il mondo professionale.

Ero molto timida, ma oggi riesco a controllare la mia timidezza. Il corso mi ha dato fiducia e coraggio per affrontare il mondo professionale. Ho sempre voluto lavorare, ma non sapevo come fare, perché non avevo le conoscenze che oggi possiedo.

Non sapevo come preparare un CV, non sapevo come fare un pitch, perché non avevo mai avuto l’opportunità di farlo. Oggi mi sento realizzata perché riesco già a preparare un CV e anche ad affrontare un colloquio di lavoro, a vestirmi adeguatamente per un’intervista, cosa dire e cosa non dire.

Ho imparato tecniche di accoglienza del cliente, norme di igiene e sicurezza alimentare, lavoro di squadra, tipi di servizio al tavolo, comunicazione con il cliente, postura professionale e molto altro.

Ringrazio OCUPAMOZ e MUVA per l’opportunità e, senza dimenticare i formatori, per la pazienza che hanno avuto e per le conoscenze che ci hanno trasmesso. Sono stati tre mesi di grande apprendimento.

Francisca Abel Sumine

Diplomata come cameriere di sala

Innanzitutto voglio ringraziare MUVA e OCUPAMOZ per l’opportunità che mi hanno dato, perché non ero l’unica persona a candidarsi, ma sono stata io a essere scelta. All’inizio non è stato per niente facile e confesso che molte volte ho pensato di rinunciare, a volte per la mancanza dei soldi per il trasporto, altre volte per pigrizia, non mi piaceva l’orario: per me era una grande sofferenza svegliarmi presto e dover essere alla formazione alle 08:00.

Durante la mia formazione, e fino alla sua conclusione, sono diventata una nuova Ferdinanda.

Partendo dal modo di vestire, dall’essere sempre formale, dal fare pitch, dal lavorare in squadra e dal praticare sempre l’ascolto attivo, voglio ringraziare tutti i formatori per l’impegno e la pazienza che hanno avuto con me. Oggi è terminata la formazione per cameriere di sala ed è iniziato un nuovo percorso. Un percorso che non sarà facile, ma fortunatamente oggi non sono più quella Ferdinanda Fernando Choé che non sapeva nemmeno fare un CV, una lettera di presentazione o un pitch. Oggi sono una persona più indipendente perché possiedo già gli strumenti necessari (informatica di base, alfabetizzazione finanziaria, inglese, formazione sulla crescita personale e servizio al cliente) per andare avanti.

Grazie per l’attenzione e per l’opportunità che mi è stata data!

Ferdinanda Choé

Diplomata come cameriere di sala

Foto di gruppo HIESE missione IAC in Portogallo

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Servizio civile in Mozambico: la testimonianza di Claudia e Emma

Servizio civile in Mozambico: la testimonianza di Claudia e Emma

A giugno 2026, Emma e Claudia hanno concluso il loro anno di Servizio Civile Universale in Mozambico, un’esperienza che le ha viste impegnate a fianco del CAM nei progetti di cooperazione internazionale sul territorio. Al termine di questo percorso abbiamo raccolto le loro testimonianze in una breve intervista, ripercorrendo le sfide affrontate, le competenze acquisite e ciò che questa esperienza ha lasciato loro.

Emma Grassino

Emma Grassino

Emma ha appena trascorso un anno nel distretto di Caia, nella Provincia di Sofala Mozambico. Durante questo anno è stata coinvolta nella gestione del programma di salute comunitaria, seguendo in particolare il progetto Follow the Sun.

Claudia Deretti

Claudia Deretti

Claudia ha appena terminato il suo anno presso l’ufficio della città di Beira, Provincia di Sofala Mozambico. Qui ha seguito l’ambito dell’imprenditorialità giovanile, nello specifico ha collaborato al progetto Ocupamoz.

Ciao ragazze, iniziamo con la prima domanda! Qual è stata una sfida che avete affrontato durante il vostro anno di servizio civile?

C: Durante un incontro tra una realtà mozambicana e una italiana, nell’ambito del progetto Ocupamoz, ho avuto il compito di presentare alle parti delle attività e mediare il dialogo, data la barriera linguistica. L’equipe del CAM, in particolare il mio collega Rafissone, mi ha supportata per tutto il tempo. Nonostante l’agitazione iniziale è stata un’esperienza davvero positiva, non pensavo di essere in grado di riuscire a gestire una situazione del genere.

E: Una grossa sfida per me è arrivata nella seconda metà del progetto, quando le mansioni che mi sono state affidate sono cresciute: non mi occupavo più solo della parte di amministrazione, ma anche di quella logistica. All’inizio ho avuto un po’ di difficoltà, ma ad aprile, organizzando l’evento finale del progetto Follow the Sun e vedendo la sua buona riuscita, sono rimasta soddisfatta. Sono riuscita a compiere in modo efficiente i miei compiti, è stato davvero gratificante.

In un anno di servizio civile si impara e si cresce dal punto di vista personale, ma anche professionale. Quali competenze e conoscenze vi portate a casa da questa esperienza?

E: Appena arrivata a Caia non avevo nessuna conoscenza pregressa riguardo la progettazione. Grazie al servizio civile ho imparato cosa significa gestire un progetto sul campo, la sua implementazione e il suo monitoraggio. Mi sento anche di aver migliorato le mie competenze di problem solving e mi sento più sicura nel parlare portoghese.

C: Anch’io mi sento migliorata con il portoghese e nell’uso di strumenti informatici, come il Drive condiviso. In questi mesi, ho anche imparato a gestire le mie mansioni, lavorando sia in gruppo, sia in autonomia.

Questo anno ha cambiato il vostro modo di guardare al futuro? Ha fatto nascere nuove curiosità o nuove aspirazioni?

E: Dopo quest’anno passato sul campo, sono curiosa di scoprire cosa sta dietro un progetto, la parte di scrittura e ricerca. Sicuramente in futuro vorrei continuare a lavorare nella cooperazione internazionale.

C: Anche a me piacerebbe continuare in questo settore, se ci fosse occasione, vorrei cimentarmi nel ruolo di project manager.

Perché consigliereste di scegliere lo SCU e in particolare i progetti CAM in Mozambico nella città di Beira e nel distretto di Caia?

C: Anche se stare lontani da casa per così tanto tempo può essere inizialmente difficile, consiglio vivamente l’esperienza. Partendo con la giusta attitudine e un po’ di flessibilità può essere davvero un valore aggiunto. La mia esperienza con il CAM a Beira è stata positiva: sono stata integrata nell’ufficio da subito e mi è stata data molta fiducia e responsabilità. È stata un’ottima occasione per capire davvero cosa significa lavorare nel settore.

E: Credo che questa esperienza di un anno sia adeguata per imparare e consolidare le conoscenze e competenze che si acquisiscono, ma anche per capire cosa piace o meno. In particolare con il CAM mi sono trovata molto bene e in sintonia. Essendo che il CAM opera da più di 20 anni a Caia, fa sì che le persone coinvolte dall’Italia conoscano bene il territorio e la comunità, che a sua volta conosce il CAM, rafforzando la continuità dei progetti e la collaborazione tra le parti. In più, il personale locale e italiano sono stati sempre disponibili nei miei confronti, accompagnandomi nel migliore dei modi in questo percorso.

Infine, che consiglio vi sentite di dare a una ragazza o a un ragazzo che sta pensando di candidarsi il prossimo anno?

E: Consiglio di partire essendo pronti/e ed aperti/e alle esperienze che si faranno, sia positive sia negative, facendo così tesoro di ogni insegnamento. Vivere in un posto così lontano può far crescere a livello personale e professionale.

C: Concordo! Partite con poche aspettative così quando arrivate potete godervi al massimo l’esperienza!

Grazie mille e in bocca al lupo per i vostri progetti futuri!

 

Intervista di Eleonora Stroppa

Tesisti a Beira: l’esperienza di Federico e Alessandro

Tesisti a Beira: l’esperienza di Federico e Alessandro

Federico Pignaton e Alessandro Bachechi sono due studenti dell’Università di Trento che hanno trascorso gli ultimi mesi a Beira, in Mozambico, collaborando con il CAM nell’ambito del progetto TERRA e del loro percorso di tesi. Riportiamo qui la loro testimonianza.

Da inizio aprile a fine giugno 2026 abbiamo avuto l’opportunità di essere ospitati dall’ufficio CAM di Beira, portando il nostro contributo al progetto TERRA, che ha tra i suoi obiettivi la riqualificazione di un mercato informale nell’area di Macuti-Miqueijo. Si è trattato di un periodo intenso, ricco di stimoli e di sfide, che ci ha permesso di entrare in contatto diretto con le realtà locali e di contribuire concretamente a un progetto di cooperazione allo sviluppo.

Fin dal nostro arrivo siamo stati coinvolti nella fase di Assessment del progetto, pur con prospettive e obiettivi differenti: Federico ha sviluppato il lavoro nell’ambito della sua tesi in Ingegneria Edile e Architettura, con un focus sugli aspetti fisici e spaziali del mercato, mentre Alessandro ha approfondito il ruolo economico e sociale dello stesso e i possibili impatti che interventi di questo tipo possono generare sulla comunità.

Da subito ci siamo immersi nelle attività sul campo, che hanno rappresentato il cuore del nostro periodo a Beira. Svolgere un lavoro di Assessment e cercare di comprendere le dinamiche socioeconomiche di un contesto come quello di Macuti richiede un approccio aperto, paziente e flessibile, capace di mettere continuamente in discussione le strutture mentali e culturali che inevitabilmente ci portiamo dietro. Non è un processo immediato: richiede tempo, ascolto e disponibilità verso una realtà profondamente diversa da quella a cui siamo abituati.

In questo senso, abbiamo imparato a conoscere il mercato e, prima di tutto, le persone che lo animano ogni giorno. Un progetto come questo non si esaurisce nello studio tecnico: significa costruire un rapporto con una comunità, imparare a dialogare rispettandone i tempi e le sensibilità, e guadagnarsi una fiducia reciproca che non può essere data per scontata. Siamo arrivati con qualche incertezza su cosa avremmo trovato, ma quella stessa incertezza si è rivelata, in fondo, una risorsa: ci ha spinti ad approcciare il contesto in modo più aperto, senza aspettative precostituite.

Il lavoro si è articolato in due fasi principali. In una prima fase ci siamo dedicati a esplorare le dinamiche interne del mercato attraverso interviste dirette con i venditori e gli utenti, cercando di capire come funziona, chi lo frequenta e quali sono le esigenze reali delle persone che lo vivono quotidianamente. In una seconda fase abbiamo somministrato questionari strutturati, con l’obiettivo di raccogliere le preferenze della comunità rispetto ai possibili cambiamenti da attuare nell’ambito del progetto di riqualificazione.

Parallelamente al lavoro sul campo, questa esperienza ci ha permesso di conoscere e lavorare a stretto contatto con i colleghi dell’ufficio di Beira, che ci hanno guidato, consigliato e supportato lungo tutto il percorso. Abbiamo avuto la fortuna di inserirci in un ambiente lavorativo davvero stimolante, dove il senso di equipa è tangibile e dove la professionalità si intreccia con relazioni umane. Con alcuni colleghi il rapporto è andato oltre le ore di lavoro, dando vita a un’amicizia che porteremo sempre con noi.

Per entrambi si è trattato della prima esperienza in Africa, e Beira ha saputo restituirci molto più di quanto ci aspettassimo. Al di là del lavoro, abbiamo avuto l’occasione di esplorare il paese, dal Parco Nazionale del Gorongosa alle spiagge di Vilanculos, scoprendo un Mozambico che va ben oltre il contesto urbano in cui operavamo. Torniamo in Italia con strumenti nuovi: una comprensione più concreta del lavoro sul campo, una maggiore familiarità con le complessità della cooperazione allo sviluppo e uno sguardo diverso su questo tipo di contesti.

Alessandro e Federico

Nuove capulane e colorate creazioni!

Nuove capulane e colorate creazioni!

Le capulane sono molto più di un semplice tessuto: rappresentano una tradizione e l’identità culturale di molte comunità del Mozambico. Con i loro colori vivaci e le fantasie uniche, accompagnano la vita quotidiana delle persone e vengono utilizzate in numerosi modi.

Anche un nuovo gruppo di volontarie e volontari del CAM si sono lasciati/e ispirare dalla bellezza e dalla versatilità di questi tessuti, realizzando a mano piccoli oggetti originali e utili, destinati alla raccolta fondi per le attività del CAM. Sono stati realizzati bigliettini, bustine, scatole, segnalibri, scrunchies e altre creazioni che valorizzano le fantasie e i colori delle capulane.

Al CAM puoi anche trovare capulare intere (misure standard 120×185 cm), da utilizzare o trasformare secondo la propria creatività e il proprio gusto. Consulta il nostro catalogo!

Puoi anche trovare bellissimi gioielli in capulana, realizzati da un’artigiana mozambicana!

Pochette con zip realizzate in Mozambico

Scatole di diverse dimensioni, rivestite da capulane e realizzate da volontarie/i CAM

Scrunchies colorati, realizzati da volontari/e

Bustine di varie grandezze, richiudibili con bottoncino, realizzata da una volontaria

Bigliettini e segnalibri realizzati con pezzi di capulana da volontarie 

Tote bag in capulana realizzate in Mozambico

Ti abbiamo  incuriosito/a? Con una piccola donazione sostieni le attività del CAM e puoi avere una delle nostre creazioni o bellissime stoffe che arrivano direttamente dal Mozambico!

O magari vuoi partecipare al gruppo creativo?

Contattaci all’indirizzo e-mail info@trentinomozambico.org o al numero 3534547462

Formare per costruire alternative

Formare per costruire alternative

Siamo lieti di invitarvi ad un momento di racconto del progetto escolinhas che si terrà mercoledì 3 giugno alle 15, presso Oratorio S. Antonio (via S. Antonio 22 a Trento) e online.
Sarà una occasione per incontrare sostenitori, soci e volontari e presentarvi gli sviluppi del progetto che che da più di 20 anni accompagna la crescita di bambine e bambini di Caia. L’Aggiornamenti sarà a cura di Giovanna Luisa, Elisabetta Cavada Riz e Mariagrazia Pellegrin al loro rientro dalla missione di monitoraggio.

Raccomandiamo di dare conferma della partecipazione, in presenza o online, per avere il link e perché, sulla base delle persone previste, riconfermiamo il luogo oppure indichiamo una sala alternativa, poco distante.

Salute comunitaria: la testimonianza degli assistenti domiciliari

Salute comunitaria: la testimonianza degli assistenti domiciliari

Nel distretto di Caia l’accesso alle cure è spesso difficile, soprattutto per chi vive nelle comunità rurali più lontane dall’unico ospedale del distretto. Per questo il lavoro degli assistenti domiciliari diventa fondamentale. Nel nostro nuovo video Lúcia Abel Afonso e Rosa Xico Tomás raccontano la loro esperienza all’interno del programma degli assistenti domiciliari (Cuidados Domiciliarios), attivo dal 2007 per garantire assistenza sanitaria e supporto alle persone più fragili e alle loro famiglie. Ogni giorno operatori e volontari raggiungono anche i villaggi più isolati, spesso spostandosi in bicicletta, per assistere persone affette da malattie croniche, tubercolosi, AIDS, epilessia e malnutrizione. Offrono cure e sostegno, monitorano le situazioni più delicate e accompagnano i casi più gravi verso l’ospedale di Caia, creando un legame fondamentale tra la persona malata, la famiglia, la comunità e il sistema sanitario.